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Vorrei comprare una giacca

No one wants advice. Only corroboration.
John Steinbeck

Stavo pensando al consiglio e così ho fatto un giro su internet per cercare frasi celebri. Ve lo assicuro! Non è solo per far scena… ero in cerca di ispirazione.
Volevo vedere che cosa ne dice la “sapienza popolare” a proposito di questo tema così importante, nel quale si rischia a volte di naufragare.
Alla fine ho scelto questa frase, che guarda caso è di J. E. Steinbeck, che più di una volta mi ha illuminato con il suo acume.
L’ho scritta in lingua orginale solo perchè temevo di incappare in una bufala e così ho controllato l’inglese. Ebbene sì, l’aforisma era vero, e in italiano suona così: “Nessuno vuole consigli, solo conferme”.
Che ne dite? Ci ha preso o no? A me è capitato un sacco di volte, da prete e da non.
Dai un parere: e chi ti sta davanti è anzitutto preoccupato di vedere se ci sta nei suoi parametri pre-costituiti.
Chiedi un consiglio? Ma speri che quel che ti sentirai dire sia quello che meglio rappresenta la scelta che hai già in mente.
Lo sanno bene i commessi! Sì! Lo sa chi lavora in negozio, ad esempio, che so… abbigliamento.
Noi non chiediamo loro “veramente”, dei consigli.
“Buongiorno, vorrei comprare una giacca!”. Mi risponde con gentilezza, e dopo che gi ho mostrato quello che stavo guardando ha già capito che cliente sono: quello che vuole la giacca più cara forse, o uno che cerca l’affare con poco… O magari vorrei vestire a tutti i costi quella là che per me è troppo stretta…
Se è bravo, non farà altro che confermare che la scelta che dentro di me ho già fatto è quella giusta. E se lo è per davvero, riuscirà a spuntare qualcosa in più, nel margine di possibilità che la mia premeditazione gli ha concesso.

Pensavo istintivamente che fosse importante imparare a dare consigli, diventando adulto, ma probabilmente la cosa da imparare è riceverli e accoglierli veramente! Soprattutto diventando “vecchi”.
Pensavo poi anche a questo: che il “consiglio” pastorale si è già radunato due volte e la prossima settimana verranno presentate delle scelte pastorali per quest’anno, che si ispireranno al suo operato.
Spero davvero che l’atteggiamento del mio cercare, non sia quello di chi vuole conferme, ma sempre quello di chi accetta di mettere in campo pensieri, riflessioni, prospettive, e – perchè no – soprattutto quello che lo Spirito Santo dice. a chi mi sta di fronte.

don Alessandro

Preti non si nasce…

Al termine della celebrazione Eucaristica di sabato mattina 27 giugno, presieduta in Duomo dal nostro Arcivescovo Mario Delpini, i diaconi hanno ricevuto la loro prima destinazione pastorale che caratterizzerà i loro primi anni da preti. Con loro, il nostro Simone Trinchieri, che è stato destinato alla parrocchia di S.Giuseppe in Sesto San Giovanni.
Distanza dal GaN: 4,1 km su strada.
2,4 km in linea d’aria. Che bello!
Una parrocchia popolare, con un oratorio e una realtà di famiglie molto stimolante, in un quartiere non troppo diverso dal nostro, ovvero interessante e pieno di sfide.

Preti non si nasce: preti si diventa! Quando?
Non solo negli anni della formazione, ovvero di quelli del Seminario! Mi riferisco all’importanza della prima parrocchia a cui un sacerdote viene destinato: a quei primi anni che ti scolpiscono, dando forma al tuo modo di essere, di vivere il ministero, di celebrare la Messa, di trattare le persone e di vivere in mezzo ai confratelli!
Se penso alla mia prima parrocchia, ovvero a San Giovanni Battista alla Bicocca, non posso non riconoscere che è lì che il mio modo di essere prete ha avuto il suo imprinting.
Chi è stato protagonista di tutto questo?
La comunità! E il suo pastore ovviamente.
Il mio primo parroco don Giuseppe, il primo Oratorio, gli educatori, gli adulti, i ragazzi, gli anziani! A fronte di un’idea un po’ clericale del pastore che scolpisce la comunità come fosse forgiata dalle sue mani, direi che è la relazione biunivoca di comunità e pastori a formare l’una e gli altri.
Anche il nostro don Simone dunque, da un lato porterà a Sesto le sue caratteristiche, il suo stile, la sua spiritualità e anche un po’ del GaN; d’altra parte però diventerà prete proprio dove comincerà ad esserlo!
Ti chiediamo dunque, Signore, di custodire il nostro Simone e tutti i diaconi: aiuta le loro comunità a recepire e riconoscere il dono che ricevono, assumendosi con responsabilità il compito di camminare insieme verso di te.

E buon cammino don Simone!
don Alessandro

Vola solo chi osa farlo

La Gabbianelle e il gatto che le insegnò a volare – Luis Sepùlveda

“Vola solo chi osa farlo”; a tracciarle sul foglio, queste poche parole, è Luis Sepùlveda, scrittore e giornalista cileno, scomparso proprio qualche settimana fa, vittima del Covid19.
La storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è una parabola che parla della pedagogia e dell’arte dell’educazione.
Giusto l’altro ieri, un’amica mi ha ricordato una delle più belle definizioni di “educazione”, dettata dal pensiero di un noto padre spirituale dei nostri tempi: “educare è introdurre alla realtà”.
Pensavo che proprio in questi giorni, stiamo sperimentando tutti, quasi muovendoci a tentoni, questa graduale riappropriazione della vita vera, quotidiana, reale. Sembrerebbe un autentico cammino di rieducazione, simile a quelli necessari a recuperare un trauma, dopo un incidente che ha coinvolto la propria persona e magari compromesso le funzionalità di un arto.
Si tratta di una rieducazione dunque, ovvero di una reintroduzione alla realtà totale, laddove qualcosa ci è stato tolto, financo la libertà di uscire, di incontrarci, di vivere il contatto e la prossimità tra persone.

Proprio adesso dunque, tale cammino assume le caratteristiche di uno spiccare il volo: attività che non può essere improvvisata, ma nemmeno procrastinata sine die.
Come la gabbianella ci insegna, il volo va preparato da un’attenzione amorosa. Infatti vola solo chi osa farlo, ma tale “osare” non può essere dettato dalla temerarietà di un azzardo, nè essere impedito dalla tirannia della paura.
La gabbianella Fortunata, che pure aveva perso la sua mamma Kengah, rimasta invischiata nel petrolio (toh guarda un po’, ci pensa Putin a riattualizzare il problema), ha avuto la fortuna di trovare un gatto di nome Zorba ad adottarla, per renderla capace di osare il grande volo.

Pensavo ai nostri bambini, che hanno quasi tutti la fortuna di avere a fianco i propri genitori, o almeno uno di essi!
Forse in questo tempo, più che lamentarci di quel che non si può ancora fare, o delle responsabilità legate a ciò che si sarebbe potuto fare, siamo chiamati a ricucire con pazienza la trama della fiducia, insegnando con saggezza ai nostri figli, cosa possono osare e cosa invece devono rimandare, per quali valori osare, e per quali inezie attendere.

In tal modo forse, avremo una città e una nazione più preoccupata di educare che non di litigare, e uscendo dalla infinita giostra delle polemiche tra l’irresponsabilità di chi irride le regole e la pavidità di chi non si muoverebbe mai, anche nelle nostre case potrà farsi strada il discernimento, per ricostruire, passo dopo passo, la realtà totale, insieme alle pietre angolari che la costituiscono.

don Alessandro