7 dicembre

“Chi è caro a Dio non è spietato, ma mite”

PICCOLE STORIE

Oggi è Sant’Ambrogio, patrono di Milano.

Nato più di 1.700 anni, da nobile famiglia, divenne quasi per caso Vescovo di Milano. Si racconta infatti che Ambrogio, preoccupato di placare il popolo in rivolta per la designazione del nuovo vescovo, si recò in chiesa, dove all’improvviso si sarebbe sentita la voce di un bambino urlare «Ambrogio vescovo!», a cui si unì quella della folla radunata nella chiesa. Inizialmente Ambrogio si rifiutò ma poi dovette arrendersi alla volontà del popolo e, una volta divenuto Vescovo svolse il suo compito con amore e dedizione, lasciando un’impronta indelebile nella storia di Milano e della sua diocesi.

Del resto pare che i segni della futura grandezza di Ambrogio si fossero mostrati fin dalla sua infanzia. La leggenda narra, infatti, che mentre Ambrogio dormiva nella sua culla uno sciame di api si posò improvvisamente sulla sua bocca, entrandovi e uscendone liberamente. Dopodiché lo sciame si levò in volo salendo in alto e perdendosi alla vista dei presenti. Il padre, impressionato da tutto ciò, avrebbe esclamato: «Se questo mio figlio vivrà, diverrà sicuramente un grand’uomo!»

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

«TOCCA A NOI, TUTTI INSIEME»

Citazioni dal Discorso alla città, pronunciato da monsignor Mario Delpini nella basilica di Sant’Ambrogio, venerdì 4 dicembre

“[…] compra il mio campo che si trova ad Analot, perché spetta a te  comprarlo in forza del diritto di riscatto. […]
Poiché dice il Signore degli eserciti Dio d’Israele: ancora si compreranno case, campi e vigne in questo paese.”
  ( Ger 32 13-15)

[…] Mentre si profila la caduta di Gerusalemme, la deportazione di un popolo, la dominazione babilonese, quindi la catastrofe nazionale che cancella il regno di Giuda, Geremia firma un contratto per acquistare un campo, fa un investimento sul futuro.

[…] Mi sembra però che oggi si sia diffuso un atteggiamento più incline alla rinuncia che alla speranza, a lasciare la terra incolta che a predisporla per la semina. […] Ne deriva la condizione di aridità degli animi che sono come assediati dalle emozioni, dalle apprensioni, dalle notizie della pandemia. Non riescono a pensare ad altro, non possono parlare d’altro.

[…] Trovo giusto fare l’elogio di quelli che rimangono al loro posto e fanno funzionare il mondo: la scuola, gli ospedali, i trasporti, i mercati, i comuni, le parrocchie, i cimiteri, gli uffici. Dietro ogni cosa c’è il popolo di quelli che rimangono al loro posto.

[…] I mesi della pandemia sono stati e sono una dura lezione per la gente e hanno decretato il fallimento dell’“io” e dell’individualismo. A ragione Papa Francesco ha ricordato che siamo tutti sulla stessa barca e ci si può salvare solo insieme (27 marzo 2020); il tempo presente ci sta facendo imparare che siamo tutti necessari gli uni agli altri, anche se siamo fragili e vulnerabili.

[…] Da questa resistenza operosa e generosa che ha consentito di continuare a vivere e a far funzionare la società,[…] traggo il titolo e l’intenzione del Discorso alla città. Si intitola “Tocca a noi, tutti insieme”,[…] nel senso di un dovere da compiere, di un servizio da rendere.

[…] Quello che può dare fondamento a una società, anche nel mutare dei governi e delle situazioni, è la visione condivisa, in un certo senso è quel “sognare insieme”.

[…] La famiglia è la cellula che genera la società e il suo futuro.[…] La centralità della famiglia è la condizione per il benessere di tutti. Quando la famiglia è malata tutta la società è malata. La famiglia è affidata a coloro che la compongono: ne hanno la responsabilità.

[…] Di fronte all’impresa di “aggiustare il mondo” gli uomini e le donne di questo tempo sono autorizzati ad avere fiducia.

[…] Non ci sono opere perfette, piuttosto tentativi. […] Non tutto quello che è desiderabile e possibile.

[…] L’educazione è responsabilità dei genitori. I genitori perfetti non esistono e i genitori di oggi devono reagire al sospetto di non essere all’altezza del compito educativo, di non sapere che cosa dire a proposito della vita e del suo senso.

[…] Abbiamo la responsabilità di scegliere se essere vittime di una globalizzazione delle paure e degli scarti o essere protagonisti nell’edificazione di una comunità plurale che pratichi la cultura dell’incontro. (cfr.FT215ss)

[…] Voglio ringraziare, elogiare e incoraggiare quelli che si fanno avanti per le opere di volontariato e di fronte alla miseria, di fronte all’umanità ferita, desolata, abbandonata si fanno avanti e dicono: “Eccoci, tocca a noi!”

[…] Voglio ringraziare tutti voi, fratelli e sorelle, che siete abitati da una inquietudine di fronte al fratello, alla sorella che ha bisogno di aiuto e che voi non riuscite ad aiutare. […] Anche l’inquietudine e un modo per dire: “Tocca a me! Che cosa posso fare?”

Mons Delpini - Discorso alla città 2020

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