30 novembre

Il bambino e l'aquilone

PICCOLE STORIE

Il bambino e l'aquilone

Una tersa e ventilata mattina di settembre, un bambino, aiutato dal nonno, fece innalzare nel cielo un magnifico aquilone.
Portato dal vento, l’aquilone saliva e saliva sempre più in alto finché divenne solo più un puntolino. Il filo si srotolava e seguiva l’aquilone verso l’alto, ma il nonno aveva legato saldamente una estremità del filo al polso del bambino.
Lassù, nell’azzurro, l’aquilone dondolava tranquillo e sicuro, seguendo le correnti.
Due grassi piccioni chiacchieroni, che volavano pigramente, si affiancarono all’aquilone e cominciarono a fare commenti sui suoi colori.
“Sei vestito proprio in ghingheri, amico.” disse uno.
“Dai, vieni con noi. Facciamo una gara di resistenza.” disse l’altro.
“Non posso.” disse l’aquilone.
“Perché?” chiesero i due piccioni.
“Sono legato al mio padroncino, laggiù sulla terra!” rispose l’aquilone
I due piccioni guardarono in giù.
“Io non vedo nessuno.” disse uno.
“Neppure io lo vedo,” rispose l’aquilone, “ma sono sicuro che c’è perché ogni tanto sento uno strattone al filo!”

Sii felice se ogni tanto Dio dà uno strattone al tuo filo.
Non lo vedi, ma è legato a te. E non lascerà che tu ti perda.

da “Ma noi abbiamo le ali” di Bruno Ferrero.

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

A Natale hanno cacciato fuori Dio. Ma non è detto che a Lui dispiaccia.

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La grotta – o capanna che sia – ha il suo fascino, ammettiamolo. «E vieni in una grotta al freddo e al gelo»: ci piace, suona bene, ha persino il vago sapore romantico della semplicità, del “poveri ma belli” e della felicità per le piccole cose, in barba al disagio. Che tenerezza il bimbo nella mangiatoia, vero? D’altronde il Natale si nutre di buoni sentimenti e il quadretto della grotta di Betlemme ne è un serbatoio inesauribile.

Il fatto è che Gesù non nacque in una grotta. Gesù nacque fuori. Il che, di romantico e poetico ha ben poco. 

[…] Non distante, per la verità, anzi vicino, vicinissimo. Però ai margini. Dell’ospitalità, della vita sociale, del mondo di relazioni familiari e non che riempiva la casa quella notte Gesù si sedette ai bordi, praticamente in uno sgabuzzino, discosto e come un po’ in disparte, senza prendere le distanze ma senza invadere il campo.

Una beffa, oltretutto. Perché non pareva esserci posto migliore: era la casa di Giuseppe, anzitutto, con tutte le garanzie che i legami di parentela possono offrire; e poi terra di Efrata, che significa terra feconda e ricca di frutti; infine a Betlemme che coi suoi molteplici significati (“casa del pane” in ebraico, “casa della carne” in arabo, “casa del dio della fertilità” nella radice etimologica più antica) suggeriva l’abbondanza come cornice sicura di quella nascita. D’altronde, da che mondo è mondo, la ricchezza è segno della benevolenza di Dio e di una sua speciale benedizione. Invece no, fuori. Non solo dai palazzi dei re, ma anche dal contesto sociale e familiare più normale e ordinario. Fuori dalla stanza apparecchiata, fuori dai riti di accoglienza, fuori dall’abbondanza di umanità: Gesù sta all’esterno.

[…] Ma lì non ci va per “stare con i poveri”. Ci nasce. Gesù, fuori – e non dentro – ci nasce, come ogni povero. Non si mette, cioè, semplicemente a loro fianco, bensì diviene uno di loro, povero a sua volta.

[…] Così avviene: ai margini dell’abbondanza di Betlemme ogni fibra della nostra povertà umana viene abitata da Dio, il Dio che è povero fino alla fine perché nessuna nostra miseria sia mai una lontananza definitiva da Lui, il Dio che sta fuori perché è l’unico luogo in cui c’è così tanto posto da non escludere nessuno.

In quello spazio aperto, ai bordi di atmosfere casalinghe e familiari, il bambino nella mangiatoia fonda la Sacra Famiglia. Maria e Giuseppe, certo, ma soprattutto i pastori, coloro che – come gli sposi di Nazaret – hanno cercato il Figlio obbedendo alla voce del Padre. […] Attorno al Dio povero si raduna una comunità in virtù di una Parola udita, accolta, praticata. È la famiglia del Vangelo, la vera Sacra Famiglia, quella in cui si entra solo da poveri, spogli e liberi di ogni ricchezza e privilegio, persino quella dei legami di sangue. 

[…] Colui che si spoglierà della propria abbondanza per ricevere in dono la Sacra Famiglia forse saprà edificare la Chiesa della Compassione; certo non lo farà chi si affanna senza posa nell’allestire lo spettacolo della carità cristiana.

Ti pare di non trovare Gesù a Natale? Cerca fuori. Chissà mai…

Hanno cacciato fuori Dio

estratto da “A Natale hanno cacciato fuori Dio…
dal blog di don Cristiano Mauri
La bottega del vasaio