25 novembre

“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20)

PREGARE INSIEME

C’è una preghiera che è più bella di tutte le altre, perché ce l’ha insegnata direttamente Gesù. E’ il modo migliore per rivolgersi ogni giorno a Lui, meglio se insieme a tutta la famiglia…

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci abbandonare alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen.

Le parole in grassetto indicano ciò che cambia nella nuova versione del Padre Nostro che – a partire dalla prossima domenica – sarà recitata in tutte le chiese e farà parte delle varianti volute da Papa Francesco nella nuova edizione del messale.

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

Nell'ora della prova

«Non abbandonarmi alla tentazione» (Mt 6,13 e Lc 11,4). Prego lentamente queste parole, le ripeto giorno dopo giorno, facendole mie.

Non abbandonarmi, Signore. Non abbandonarmi quando le pareti del tempo diventano instabili, e le parole di oggi assumono la rigidità del pane impastato ieri. Non abbandonarmi quando indietreggio perché è difficile, quando quasi mi inchino all’idolatria di quello che è comodo, prevedibile, ordinario.

Non abbandonarmi quando trovo che l’aurora tardi a irrompere e sopraggiunge la tentazione di pensare che alla notte succederà solo la notte. Non abbandonarmi lasciando che io attraversi da solo i caliginosi corridoi dell’incertezza, o mi perda nel sentimento della stanchezza e della disillusione.

Non abbandonarmi prigioniero del labirinto della solitudine, nel suo fittizio gioco di specchi che svuota il mondo di verità e di senso. Non abbandonarmi lasciando che io sparga nel tempo solo i semi infertili del mio lamentarmi. Non abbandonarmi permettendo che io maledica e discrediti la vita, come se questa non fosse continuamente ricreata dall’azione del tuo Spirito.

Che la tua mano elevi la mia speranza al livello della luce più alta! Che la fiducia che riponi senza posa in me ispiri le mie necessarie rinascite. E che la tua presenza di amore mi insegni cosa vuol dire essere vitalmente impegnato nel qui e ora.

di Josè Tolentino Mendonça,
da “Avvenire” del 18/11/2020