23 novembre

L'abete di Natale

PICCOLE STORIE

L'abete di Natale

C’era una volta un bosco coperto di neve. Quando giunse l’inverno, i taglialegna cominciarono ad abbattere gli alberi e a ricavare i ciocchi di legna da bruciare nei camini. Per primi tagliarono i faggi, poi i castagni e infine i pini e i larici. Uno alla volta, tutte le piante del bosco vennero tagliate, con loro somma gioia: infatti, gli alberi sono felici di trasformarsi in fuoco e calore.
A dicembre, nel bosco era rimasto solo un piccolo abete: era alto come un uomo e il suo tronco era esile e storto.
“Nessuno ti prenderà” gli aveva detto un faggio.
“Sei così piccolo e brutto che nessuno ti vorrà nel suo camino” gli aveva detto un castagno.
“Mi vergogno di essere un tuo parente” gli aveva detto un pino.
E infatti, nessun taglialegna si era preso la briga di tagliarlo e di ricavarne dei ciocchi: così, il povero abete era rimasto solo, a piangere nel gelido inverno.
Una notte, un angelo che passava di lì udì il pianto dell’abete e decise di mettere fine alle sofferenze di quel povero alberello. Tempestò l’abete di luci scintillanti e pose sulla sua sommità una stella d’oro, poi lo avvolse in un chiarore fatato. La mattina, quando i bambini del paese uscirono per giocare, videro da lontano il piccolo abete e corsero a guardarlo da vicino. Tutti rimasero incantati dalle luci di quell’albero al punto che i taglialegna si misero a scavare e, con molta attenzione, lo portarono via con tanto di radici. Lo piantarono in un grande vaso nella piazza del loro paesino, in modo che tutti potessero ammirare le sue decorazioni luminose. E così, quell’abete che era stato tanto bistrattato ebbe l’onore più grande di tutti: portò la luce e la gioia agli uomini. Era nato l’albero di Natale.

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

Alberi

C’è l’albero di Natale, certo…
“Ma anche no” (si dice oggi), anche perché l’albero di Natale non ha niente a che fare col Vangelo. Ma quest’anno ci facciamo guidare proprio dall’immagine dell’albero che in tutta la Bibbia ritorna, dalla Genesi all’Apocalisse.

Anche Gesù ha raccontato di alberi nelle parabole, ne ha osservati e li ha fatti osservare ai suoi amici (uno l’ha persino fatto seccare!) e un tipo di albero l’ha persino paragonato a se stesso: la vite. Quell’albero particolare che senza rami… non c’è più nemmeno l’albero! Bene lo ha rappresentato lo scultore del ciborio di Santa Maria Beltrade.

E quell’albero della croce che si tramuta in albero della Vita che è dipinto nell’abside, ci porta all’Apocalisse e alla visione della Gerusalemme celeste: proprio nella piazza di questa città c’è l’albero le cui foglie guariscono tutte le nazioni! “E non vi sarà più maledizione”.

Forse la pandemia apre i nostri occhi per comprendere immagini alle quali non avevamo fatto molto caso… Certo è che questo Avvento è un’occasione preziosa per nutrirci dei frutti abbondanti di questi alberi, per ringraziare del fiume di Vita che scorre nella nostra vita, per lasciarci guarire dalle foglie che nessuno può fabbricare o comprare, ma ci vengono regalate dall’albero della Vita.

Chissà che questa volta ci venga addirittura spontaneo invocare che il Signore venga?! Avremmo già imparato a pregare!

albero della croce

di don Lorenzo Negri, parroco
della Comunità Pastorale di
Santa Maria Beltrade & San Michele Arcangelo