2 dicembre

MISSION IS POSSIBLE!

Non è necessario essere eroi
per aiutare chi ha meno di noi!

Aiutare gli altri è sempre una gioia e… lo possiamo fare tutti! Oggi scegli uno dei tuoi giochi o dei tuoi vestiti – che magari usi un po’ meno – da destinare a chi non ne ha.

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

Perdersi (in) un bicchiere d'acqua

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Hanno un bel da fare, certi cristiani, a professare che la povertà è una grazia: forse non l’hanno mai subita, se lo dicono in maniera così fragorosa. La povertà, infatti, fa schifo, tanto schifo: procura ribrezzo, ti umilia, ti sfianca ad esaurirti. Non ha nulla-di-nulla di quella poesia con la quale l’hanno patinata generazioni di catechismo più o meno ortodosso. Il fatto è che al povero va sempre male, andrà sempre peggio: la povertà è la peggiore forma di violenza. Dovrà arrivare Cristo, un ricco della Madonna, a farsi povero per prendere la povertà e cantarla, senza farsi ridere dietro: Beati i poveri, dirà un giorno. Giocheranno a freccette coi chiodi contro di Lui, come quattro ubriaconi all’osteria: guardare il mondo dal basso risveglierà sempre istinti assassini. Per tutto il resto, la povertà fa schifo.  […] La povertà è bella quando la scegli, non quando te la impongono: in questo caso è il più subdolo degli smacchi, la galera più spietata che esista, un vero ergastolo di sudditanza. “Ma il grido dei poveri sale fino a Dio, non senti che poesia?” ribatteranno altri. Certo che sale fino a Dio, ma sovente non arriva alle orecchie dell’uomo.

«Noi, a volte, pensiamo che essere cristiani sia non fare del male – ha detto [il Papa all’Angelus della Giornata Mondiale del Povero] -. Non fare del male è buono». Tutti concordi, figuriamoci. È l’altra faccia che fa dire: “Ma quant’è difficile ‘sto Papa!”. Quando dice: «Ma non fare del bene, non è buono». Lancia un SOS alla Chiesa, in primis: attenzione all’omissione-di-soccorso, gente. Il bene (non fatto) è un’omissione di soccorso, eppure non è male. 

[…] Conosco cristiani che fanno cose mirabolanti, s’inventano gesti di straordinaria grandezza fino ad auto-imporsi digiuni mensili per vincere la povertà. Non è che Cristo non apprezzi, il fatto è che soffre nel vedere che siamo disposti a fare sacrifici giganteschi e non siamo capaci di fare quei piccoli sacrifici che Lui sognerebbe facessimo.
Un bicchiere d’acqua, per esempio. Non pensate ad una metafora, per cortesia: proprio un bicchiere di quelli di vetro, con dell’acqua dentro (anche del rubinetto, non occorre sia di marca). Come cristiani, ci perdiamo spesso (in) un bicchiere d’acqua. Un giorno, conversando con Papa Francesco sull’eternità e affini, mi è venuto spontaneo fargli una domanda, forse irriverente ma fanciulla: “Ma tu pensi davvero, Papa Francesco, che per entrare in Paradiso basterà aver dato un bicchiere d’acqua a chi sta morendo di sete?” Lui ha acceso uno sguardo bambino, aveva il volto quasi rosso dall’imbarazzo, quasi a volerlo coprire per la timidezza: “Sai, Marco, io penso davvero che basti un bicchiere d’acqua. Magari qualcuno dirà che sono ingenuo, ma è il Vangelo che lo dice”. L’ho abbracciato al volo: ne valeva la pena.

Il fatto è che, quando c’è di mezzo il povero, l’inghippo diventa palese: tutti indaffarati nel voler cancellare la povertà dalla faccia della terra, ci perdiamo il primo passo, che è sempre il più difficile: accorgerci del povero sotto-casa. È così che si arriva tardi all’appuntamento con Cristo: ci si perde (in) un bicchiere d’acqua. Quello non dato, perché pareva una cosa da poco. Eppure non lo era: era il nascondiglio dov’era andato a ficcarsi Cristo per abbracciarci.

di don Marco Pozza
dal blog Sulla strada di Emmaus – 15/11/2020