11 dicembre

MISSION IS POSSIBLE!

Se vuoi essere felice e con tutti sempre in pace
solo due cose devi fare: chiedere scusa e perdonare!

Hai fatto arrabbiare qualcuno? Non sei stato abbastanza gentile? Ti sei comportato male? Abbi il coraggio di chiedere scusa!

Qualcuno ti ha fatto arrabbiare? Non è stato abbastanza gentile? Si è comportato male con te? Abbi la forza di perdonare!

Questi sono i veri superpoteri di un vero supereroe!

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

L'illusione di un pes(c)catore come me

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Il fatto è che perdoniamo tutto a noi stessi e poco o nulla agli altri. Pietro è voce-collettiva di fronte al Maestro: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Quel numero, sette-volte, detto d’impeto e d’anticipo dal cuore impetuoso del pescatore, pare persino inumano: una volta, due volte, tre volte, quattro, cinque, sei, sette volte. Tantissimo! Che poi – il pescatore lo sa bene anche se non osa dirglielo – non è tanto perdonare chi ti ha ferito, ma è non riuscire a perdonare te stesso per tutte le volte che sei stato tu a procurargli l’arma del delitto. […] «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» gli rilancia Gesù: vuol farlo diventare un fuoriclasse nell’avventura di (ri)pescare uomini caduti.
“Posso anche perdonare, Rabbì, ma non dimenticare!”: Pietro è osso duro per Cristo, Cristo è pietra d’inciampo per Pietro. “Vedi, amico mio – gli ribatte – non ha senso ciò che dici. Stai dicendo: “Io non perdonerò!” Il perdono è come una cambiale pagata, strappata in due e bruciata, in modo che non possa venir più usata a scapito di qualcuno”. Gli vengono in mente, a Pietro, le cambiali che ha visto sul bancone di Cafarnao, tra pesci freschi e clientela in fila indiana. Ha ragione il Maestro, ma non vuol dargliela, dirgliela: troppo forte il rischio che Lui gli risponda: “E allora, cos’aspetti ad alzare la numerazione oltre il sette?” Ecco la storia su misura per il pescatore: «Il regno dei cieli è simile ad un re che volle regolare i conti con i suoi servi». Parla alla nuora perché capisca la suocera: la cosa che più Gli preme, al Cristo, è non svergognare sul palco l’amico. Al tempo stesso, però vuol che capisca bene come si misura nel Regno di lassù: è ancora in tempo per correggere il suo metro, prima che sia troppo tardi. Per un uomo che vive senza il perdono nel cuore, vivere dev’essere una punizione peggiore della morte, è come voler distruggere il ponte sul quale tu stesso intravedi di dover passare. Fra poco tempo o tanto tempo non importa, perché ogni uomo ha bisogno di essere perdonato. Non solo perdonare, ma anche perdonarsi: esattamente come chi ripopola un bosco. Perdonare perché perdonati, caro Pietro: «Essere cristiani – scrisse C.S. Lewis – significa perdonare l’imperdonabile, perché Dio ha perdonato l’imperdonabile in te». […]

illusione

di don Marco Pozza,
dal blog Sulla strada di Emmaus – 12/9/2020