14 dicembre

Il canto di Natale

PICCOLE STORIE

Il canto di Natale

È la Vigilia di Natale e tutti, a Londra, sembrano godere dell’atmosfera natalizia.

Ma il signor Scrooge, il cui cuore è indurito da una spessa scorza di insensibilità e avarizia, se ne sta rinchiuso in casa, deciso a trascorre il Natale da solo. Poco prima aveva sprezzantemente rifiutato l’invito di suo nipote Fred per il pranzo di Natale, e aveva aver approfittato della richiesta di permesso del suo impiegato Bob Crachit – il suo poverissimo impiegato – per detrarre dal suo stipendio la giornata del 25 dicembre! Per non parlare dello sdegno con cui si era rifiutato di dare una moneta a un mendicante…

Sembra che nulla possa scaldare il suo cuore..

Ma durante la notte gli compaiono gli spiriti del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro. Grazie a loro Scrooge vede non solo la tristissima vita condotta finora, ma anche la solitudine e la disperazione che lo attendono in futuro… Il suo impiegato perderà un bimbo perché troppo povero per poterlo curare, i suoi parenti lo abbandoneranno e al suo funerale non ci sarà neanche un cane!

Si risveglia di botto, terrorizzato… Per fortuna era solo un bruttissimo sogno! Ma anche da un sogno si può imparare e decide che la sua vita ha bisogno di una svolta. Si veste e corre a casa di Bob Crachit portando regali per i suoi bambini, un enorme tacchino e un aumento stipendio! Via di lì, va a pranzo dal nipote Fred e festeggia con lui e la sua famiglia il più bel Natale della sua vita.

riassunto di “Canto di Natale” di Charles Dickens.

APPROFONDIMENTO PER I PIÙ GRANDI

Il canto dalle trincee

Joyeux Noël è il titolo di un film del 2005.

Fronte occidentale, regione delle Fiandre. La guerra di trincea ristagna da quattro mesi. Da una parte scozzesi e francesi, dall’altra i tedeschi. Accade che in quella notte di Natale un soldato tedesco, che prima della guerra si esibiva all’Opera di Berlino, intoni Stille Nacht. Naturalmente il canto non sopporta le trincee: si diffonde e raggiunge le linee nemiche. Un prete scozzese impugna la cornamusa, si mette a suonare Silent Night. Sta accompagnando il canto del nemico. Allora il tedesco, sempre cantando, si sporge dalla trincea e muove un passo, poi due, nella sua direzione. Comincia ad attraversare la terra di nessuno. Rischia una pallottola, ci vuol poco, così scoperto, sotto tiro. Ma continua, cantando, il suo cammino. Ed eccolo lì: a metà strada si ferma, si china, poggia l’alberello di Natale che ha portato con sé. E nel silenzio che è sceso sul campo di battaglia grida: «Buon Natale inglese!» E una voce dalla trincea francese: «Buon Natale, tedesco! Sei bravo, canti bene! Sembra di essere all’Opera di Parigi!» La battuta scioglie la tensione: dalla trincea tedesca comincia a venir fuori qualcun altro, e così pure da quella opposta.

[…] Al tempo di Gesù una trincea profonda è scavata tra la vita cittadina e quella del pastore. I pastori sono guardati con sospetto perché non vanno al Tempio di Gerusalemme, non offrono i sacrifici prescritti, non fanno le abluzioni secondo il rito. Sono guardati con fastidio e diffidenza. Il che è curioso, perché il grande re Davide, mille anni prima, era proprio un pastore.

[…] Nella notte della nascita del bimbo di Betlemme, Dio esce dalla trincea in cui l’autorità religiosa l’ha mortalmente rinchiuso. Dio è claustrofobico, non sopporta di esser confinato nel Tempio. Esce perché l’annuncio della nascita del Messia, racconta Luca (2,1-20), vuole portarlo prima ai pastori, non ai sommi sacerdoti che pontificano dentro il recinto del sacro. L’annuncio viene portato agli esclusi. Dio se ne esce dalla sua trincea, attraversa la terra di nessuno e si cala nel fossato dei messi da parte.

Siamo tutti esclusi. Ma tutti scrutati dal coraggio di Dio, dalla tenacia della Vita. Dio fa il passo per calarsi nella mia trincea – «e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

Dio ha il coraggio di fare il primo passo. Un coraggio contagioso, che dilaga come un fuoco consapevole della sua forza. Quando Dio fa il suo passo, anche i pastori fanno il loro, si mettono in cammino e raggiungono il villaggio di Betlemme. Potrebbero starsene nella trincea della loro dura vita quotidiana (chi di noi non conosce questa tentazione?). La fossa della guerra contro il tempo, della rincorsa alle scadenze, da dove non c’è modo di uscire, dove non c’è tempo per leggere, non c’è tempo per qualcosa di gratuito, per godersi qualcosa che veramente ci nutra. I pastori vanno a Betlemme per vedere se davvero Dio è coraggioso, se davvero si è avventurato nella carne e nel respiro di un bambino. E forse, mentre camminano nella notte di Palestina, cantano. […]

da “Dove Dio respira di nascosto“,
di don Paolo Alliata