Cronache dalla preistoria

Lo schock dell’oggetto transizionale e altre quisquiglie

Giovedì 9 luglio

Alcuni dei cucciolotti hanno portato con sé un orsacchiotto.
E ho pensato che questo fosse un dato che valeva la pena di sottolineare perché foriero di importanti insegnamenti!
Ma veniamo a nomi e cognomi.
Luca possiede la scimmietta Mennecchia, Elisa possiede Lilly, un Golden Retriver (cucciolo); Ambra possiede Cicci, anch’essa scimmietta, di colore verde e con i pallini azzurri; Arianna ha Bolt, un cane bianco molto mansueto; Sofia possiede Giorge, una piccola scimmia con cappello e pantaloni; Ciriaco De Mita aveva un piccolo orsetto dalle sembianze di Romano Prodi.
A nessuno dunque dovrebbe essere negato il diritto di portare un orsacchiotto, anche in età avanzata, perché la funzione di oggetto transizionale alla quale assolve è di basilare importanza per superare la dipendenza dal legame materno. In poche parole: l’orsacchiotto rappresenta vostra madre!

Ma può un orsacchiotto, indurre una sindrome da stress post-traumatico in colui che lo incontra?
Non vorrei essere precipitoso, ma è certo che i bravissimi animatori della vacanza che sono entrati in contatto con “Coccola”, stiano effettivamente presentando sintomi di disordine post-traumatico!

Perché uno shock con Coccola? Beh ecco perché!

Coccola

Quando gli animatori sono entrati in contatto con Coccola in versione mansueta, alcuni di loro sono indubbiamente stati colpiti dalla sindrome degli occhioni: un’espressione tra il sornione e il clemente sembrava infondere sentimenti di calma e serenità.
Ma come il gatto con gli stivali insegna, il tenero cucciolo può trasformarsi nel suo alter-ego, che però, lungi dall’essere un semplice gatto incazzato, somiglia per ferocia ad un Greemlin di Giò Dante!
Il classico “enemy within” dunque, che dalla guerra fredda in avanti terrorizza il sistema, mettendogli il dubbio (poi confermato) di non essere mai al sicuro.
Alla pressione di un tasto segreto, improvvisamente Coccola ha svelato il mostro che era in lei, minacciando con tutta la sua ferocia gli animatori, che sono caduti rovinosamente a terra, perdendo tutta la loro sicumera.
E allora ditemi, miei cari: come può la proprietaria, anche solo sopravvivere ad una notte trascorsa accanto alle fauci nascoste del terribile Coccola?
La piccola proprietaria fa un sogghigno agli educatori in preda al panico, e la sua risposta sembra essere un avvertimento: “Coccola non vi deve preoccupare per ora… ma vi consiglio di stare attenti a non far imbufalire la mamma. …..ok?”.😉

[Questo post è un modo scherzoso di ricordare le mamme che nella loro tenerezza sanno tirar fuori le unghie quando si tratta di difendere i loro cuccioli. La giornata di oggi è andata benissimo! Pronti domani per l’ultimo giorno!]

Alexandrus Mediolanensis

La curva iperbolica dell’appetito

Mercoledì 8 luglio

Il recipiente

Non è una novità. Infatti c’è un detto: “l’appetito vien mangiando”.
E’ così. Assolutamente. Se dovessimo raffigurare con una curva, il percorso dell’appetito nel vissuto dei cuccioli in vacanza, ci troveremmo di fronte ad un’iperbole.
Infatti il primo giorno i cuccioli mangiano praticamente come santa Caterina da Siena, durante il suo noto digiuno eucaristico. Solo che il suo è durato praticamente tutta la vita. Quello dei nanerottoli dura circa 24 ore. Da lì in poi è l’esercito delle forchette, per citare Piero Pelù.
Non a caso, durante le fasi preparatorie della prima Messa, diversi bambini chiesero di poter assaggiare l’ostia non consacrata, rendendosi conto solo più tardi (ovvero a prova avvenuta) che si trattava della sostanza di cui è composto il rivestimento del torrone.
Mi venne il dubbio che intendessero nutrirsi solo di quella, e per qualcuno forse, l’intenzione c’era! Ma per  poco grazie al cielo.

L’aumento crescente di voracità è infatti sicuramente dettato da leggi naturali alle quali peraltro non è possibile opporsi. Potrei citare Arianna, che ha affermato di consumare alla mattina, per colazione, solo dell’acqua pura, quasi fosse un radiatore: dopo due colazioni era al mix di biscotti rasentando la poltiglia multienergetica degli astronauti.
Ma se da una parte sono all’opera veri e propri fenomeni naturali, la cui eziologia risulta assolutamente nebulosa (ansia?), dall’altra, la curva iperbolica dell’appetito può trasformarsi in un autentico pellegrinaggio del gusto, e questa, stavolta, è decisamente opera dell’uomo.
Ma non di “un” uomo. Bensì “dell’” uomo. E sto parlando del cuoco.
Per suffragare la mia tesi, potrei dunque citare Caterina, all’inizio timida, e tuttavia abbastanza confidente da invocare un recipiente pieno di pasta in bianco: di fronte a questo avremmo parlato di voracità conclamata, ma è con il passaggio al ragù che possiamo intravvedere i segni di un’evoluzione in termini di gusto! Questo secondo fenomeno è strettamente legato al cuoco, per l’appunto.

Sto parlando di quel Maurizio Crisafulli, che mi fu presentato alcuni mesi orsono come l’incarnazione della settima meraviglia in fatto di cucina. Ricordo che fui in imbarazzo di fronte al fatto che tutti i parrocchiani affermavano di conoscere il Crisafulli, e poi perplesso di fronte ad alcune telefonate in cui qualcuno diceva di essere Crisafulli, un po’ come nel film “il fuggitivo”, dove telefonavano all’FBI dicendo di essere il dottor Richard Kimble.
Finalmente il Crisafulli mi fu introdotto e si manifestò dietro ai fornelli. Fu allora che potei toccare con mano la sua maestria, rendendomi conto che non erano solo dicerie quelle sul suo conto.
Quale fu il test di prova? Una semplice pasta al sugo. Non le quaglie al sarcofago o il brodo di tartaruga del pranzo di Babette, ma un semplice… sugo: datemi una leva e solleverò il mondo, diceva quel tale.
Dunque eccoci a questo nuovo assunto della vacanza: se tutto sta andando bene, e se il planning continua a tenere, è merito del cibo: dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei.
Non solo: se i vostri figli torneranno a casa con una inspiegabile voglia di barbabietole, scalogno, cervella e sanguinaccio, vi chiederete che cosa avete sbagliato in tutto il vostro percorso educativo, e come mai soltanto adesso (effatà!) si è aperto loro il palato.

Ma questa sarà la domanda sbagliata.
Non avete sbagliato niente. E’ solo che voi non siete Maurizio Crisafulli.

Alexandrus Mediolanensis

Il planning

Martedì 7 luglio – 3

Ok, eccomi qua.

Lo avevo promesso, e le promesse si mantengono!
Raccontaci della vacanza. Come sta andando? E’ questa la domanda.
E avete tutte le ragioni, anche perché dopo la convivenza totale h24 di questi mesi, stare lontani dai cuccioli deve essere un’esperienza ancora più insolita!
E allora eccomi qui a raccontare qualcosa della nostra avventura, cercando per scelta di non procedere in modo cronologico, ma sistematico, ovvero di andare per temi. 
Mi chiedevo dunque: da dove comincio?
Ovvio. Cominciamo dal mostro: cominciamo dal planning.
Di cosa si tratta? È semplice, davvero. E mi vergogno a cominciare da una cosa apparentemente così banale, ma… tant’è! Si tratta del… ehm… programma della giornata.
Se il motivo di questa scelta fosse solo quello di raccontarvi cosa facciamo tutto il giorno però, potremmo dire con ragione che la cosa è molto banale… ma il fatto è che il planning rappresenta la materializzazione dell’oggetto del processo catartico, ovvero, insomma, il planning “è”, di fatto, il trauma.
Il trauma di rispondere alla domanda definitiva, che l’animatore in primis non può ignorare.
E la domanda è questa: “Cosa si fa adesso?”.
Ecco. E’ qui il punto. Perché il fatto è che se non si sa cosa si fa adesso, l’entropia raggiunge il limite, e l’universo arriva ad un punto tale per cui l’energia non è oltremodo utilizzabile. Ed è la fine. Il cosmo si trasforma in caos. Quindi ecco che preventivamente, in modo ossessivo-compulsivo gli indici percuotono la tastiera generando una serie di orari, caratterizzati da una fitta programmazione!
Il don e gli educatori sfornano iniziative in preda ad un sacro furore, e nasce il planning.
Ecco. Insomma… se guardate qui sotto. Beh, vedrete …il planning.

Planning di martedì, con turni squadre per servizi a pranzo e pulizie

Lunedì 6 luglio – 2

Oggi abbiamo lavorato sulle paure.

I Croods sono una famiglia interessante effettivamente, perchè l’ambientazione preistorica è un buon luogo immaginario per mettere a tema paure e ansie ataviche, che sebbene trasformate in versioni molto più sofisticate, nascondono le stesse radici.

Diciamo dunque che i cucciolotti si sono mossi bene in questo mare, e che parlare delle proprie paure spesso è anche un modo per esorcizzarle: paura dei ragni, dei luoghi alti, della morte, dei pensieri negativi e pessimisti, paura per le persone a noi care.

Impossibile vincere le paure su due piedi, ma certamente possibile identificarle, cercando di agire laddove si può, soprattutto se le paure diventano prigioni, ovvero blocchi di fronte all’esperienza della vita.

Durante la Messa, all’offertorio, abbiamo portato all’altare i biglietti con le paure dei ragazzi, per dire che se le affidiamo a Gesù, le nostre ansie sono sulla strada giusta per essere sconfitte.

Ma a parte il tema, che cosa abbiamo fatto tutto il giorno?

Abbiamo giocato, lavorato, ballato e cantato insieme e nei prossimi giorni ve ne parlerò meglio.

Luca e Micol hanno perso un incisivo ciascuno, e la fatina dei denti arriverà puntuale a lasciare il suo regalino, confermando che i capelli del nostro capo (e i denti della nostra bocca) sono tutti contati, e a patto che ci sia in giro qualcuno che ci vuole bene, nessuno di loro cadrà invano.

Del resto, qual è il miglior antidoto contro la paura se non la cura amorevole di un amico?

E’ proprio questo il tesoro che anche l’esperienza dell’oratorio dischiude: coltivare la terra sacra dell’altro, annunciandogli che il suo nome è scritto in cielo, ed è per questo che può non temere più.

Va bene. E’ tempo di andare a nanna.

Domani scriverò qualcosa di più leggero!

Homo Alexandrus Mediolanensis

Domenica 5 luglio – 1

Beh eccoci qui!
Quando penso al fatto che siamo in vacanza insieme, mi pare di sognare un mondo diverso, al quale non eravamo più abituati da un po’.
Ma dopo che il pullman si è materializzato, giusto fuori dal tunnel, prima del borghetto di Tires (BZ), mi sono reso conto che era tutto vero.
Proprio così! E’ tutto vero, e il fatto che sto citando il titolo della Gazzetta di quattordici anni fa, quando abbiamo vinto i mondiali, vi dà l’idea della portata (a livello psicologico) di un successo come quello di levare le tende in gruppo e cominciare una settimana in montagna dopo quello in cui siamo passati!

Non solo: quello che è trascorso, nella storia del GaN, è il primo giorno della prima vacanza in assoluto delle elementari, e questo, praticamente, fa dei vostri cuccioli dei pionieri!
“Io c’ero”. Sì, i vostri figli lo potranno dire, e menomale, perché – insomma – qualcosa di nuovo il GaN deve pur continuare a farlo, dopo che i più vecchi possono vantare di aver posato la prima pietra, di aver detto la prima Messa, di aver fatto il primo Natale, di aver segnato il primo goal, e così via, in quella fantastica giostra delle novità, in una parrocchia come la nostra, che è la più giovane di Milano.

Maurizio con Benny

Avanti tutta dunque, e che il Signore ci accompagni, ovviamente, stante il detto che la fortuna arride agli audaci.
Che dire della prima mezza giornata?
Intanto che il viaggio, compresa la prima scarpinata (in discesa, per raggiungere la casa) è stata priva di sorprese, se non quella che ci ha colto quando abbiamo visto la casa stupenda di Manotscherhof e il pane e nutella che Maurizio ci ha preparato.

Che mondo sarebbe senza altalena?

Ho cominciato subito a parlare di cibo, perchè come il buon Carlo Modica insieme al suddetto Maurizio notava, sappiamo benissimo che la prima domanda che farete ai cuccioli quando tornando non sarà “cosa hai fatto?”, ma “cosa hai mangiato?”!

Tuttavia non c’è solo il cibo: ci sono anche i primi giochi, le altalene, il cagnone che ci ha accolto, l’esuberanza degli animatori, entusiasti di tenere le fila di questa avventura e scoprire chi sono i nostri ragazzi, e il tema “Liberi dalla paura”, che ha fatto irruzione con il cartone dei Croods che stasera abbiamo visto, e che ci ha portati nella preistoria, luogo immaginario dal quale vi scriverò incidendo su tavole di pietra (deformazione professionale) queste cronache poi riportate sul web!

Cosa aspettarsi da queste cronache? Vi parlerò del più e del meno, sperando di non tediarvi con sterili diari, ma mettendo qua e là qualcosa di divertente, nel tentativo di farvi vivere a distanza lo spirito che ci accompagna.

A domani allora! E augurateci di nuovo, con l’ormai maturata capacità di esprimerci a distanza, una buona prima assoluta di vacanza elementari con l’oratorio del GaN!

Homo Alexandrus Mediolanensis