Niente palme, ma Gesù non si ferma

Ed ecco che Noè mandò un corvo, per vedere se le acque si erano ritirate dalla terra, ma il corvo tornò a lui sul far della sera.
Quindi Noè mandò una colomba, e la colomba tornò da lui, perchè non aveva trovato posto dove appoggiarsi.
Ma dopo sette giorni Noè mandò di nuovo la colomba ed essa tornò con un ramoscello di ulivo. Allora Noè capì che le acque si erano ritirate dalla terra.

Anche una domenica delle Palme senza palme doveva capitarci! Ed eccola qua, questa festa in cui gli ulivi sono solo in Chiesa, ben disposti in pochi vasi e tuttavia solo ornamentali: non per essere distribuiti stavolta, ma per manifestare la bellezza di una casa del Signore che sempre canta e celebra le sue lodi.
Il Vicario generale del Vescovo ci spiega, attraverso il sito della Diocesi, che solo quando finalmente l’emergenza sarà finita, potremo celebrare la bellezza del segno delle palme, ad indicare una stagione nuova, una rinascita a lungo attesa.
Per ora tuttavia, aspettiamo.
Ma allora perchè la Pasqua non aspetta?
Perchè questa settimana Santa arriva comunque?
E perchè, nonostante tutto ciò che stiamo vivendo, Gesù entra ugualmente nella nostra vita e nella nostra città, in barba a tutti i divieti di circolazione?
E’ questo che immaginavo, cari amici parrocchiani, in questa vigilia delle Palme che ci porta nella settimana Santa, la più importante dell’anno: portiamo le mascherine, siamo rinchiusi in casa, ma la vicenda della salvezza non si ferma, non si può imbavagliare, nè distruggere, nè annichilire, nonostante tutto, perchè il Signore è già venuto, e sempre è con noi, proprio a dire che anche nella più oscura delle nostre notti, la sua luce rifulge e ci porterà fino al mattino di Pasqua.
Buona settimana Santa allora, e il Signore ci illumini con la sua grazia e ci doni di far risuonare forte, l’annuncio della sua salvezza, che supera ogni morte e ogni dolore.

Vostro don Alessandro

Preparando la Settimana Santa

Carissimi amici, vi porgo i miei saluti e la mia benedizione, rivolgendomi a voi e a tutte le vostre famiglie.
Il momento che stiamo vivendo ci sta mettendo tutti alla prova, ed è stato importante vedere il papa, venerdì sera, mentre pregava davanti al Santissimo Sacramento, affidando al Signore le sorti della Chiesa e dell’umanità intera.
Sono immagini che resteranno a lungo impresse nella nostra memoria: l’incedere claudicante del pontefice e la sua salita su quei gradini bagnati da una pioggia battente, nella desolata piazza di San Pietro.
Con più di otto milioni di italiani, ci siamo messi a pregare tutti insieme, per metterci nelle mani del Signore: fede, speranza e carità si confermano come le cose necessarie. Le uniche importanti.
Il 3 aprile però, con la Domenica delle Palme, comincia la settimana Santa.
Che cosa rappresenta? E cosa può esprimere per noi in questa occasione?
La Settimana Santa, altrimenti detta “Settimana Autentica”, è la settimana in cui si ripercorre la nuova creazione del mondo, attraverso la passione, morte e risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo.
La Pasqua infatti è la prospettiva decisiva su cui si fonda tutta la nostra fede, e trova senso la nostra vita. Entrarci però, non si improvvisa, perchè ogni passaggio, è anche trasformazione!
Israele vegliò prima di uscire dall’Egitto, consumando l’agnello come Dio gli aveva indicato, e Gesù sedette a mensa coi suoi, e pregò il Padre nel silenzio terribile dell’orto, prima di dare la sua vita ed entrare nella sua gloria.
Quest’anno celebreremo una Pasqua assolutamente singolare: non ci saranno permessi i riti e i segni che normalmente la accompagnano, ma prepariamo le nostre famiglie e il nostro cuore a vivere a casa i momenti di preghiera e i segni “casalinghi” che ci saranno proposti, seguendo le celebrazioni della nostra chiesa diocesana o universale che ci saranno offerti, perchè la Chiesa che siamo noi, non si ferma, ma come il lievito nella pasta, vuole fermentare, e rinnovare il mondo. Anche adesso.

Vostro don Alessandro

Elogio del tatuaggio

Tempo fa, al termine del corso fidanzati, una coppia di futuri sposi mi si avvicina.
Lui mi dice pressappoco queste parole: “Alla fine non capisco come mai, se io e la mia ragazza ci amiamo, dobbiamo per forza fare un rito per sposarci!”.

Ho avuto fortuna: abbasso lo sguardo sul suo braccio, e vedo un tatuaggio che porta un nome femminile; era proprio quello della sua ragazza!

Gli dico: “Ma allora… se ami la tua ragazza… perchè hai avuto bisogno di scrivere il suo nome sul tuo braccio?”.
Lui sorride: ora ha capito; quel segno, che lui ha ritenuto necessario scriversi addosso, gli ha fatto comprendere l’importanza dei segni che compie la Chiesa. Quel tatuaggio, gli ha spiegato il perchè dei sacramenti: essi sono segni.

Adesso che ci manca la loro prossimità, adesso che siamo costretti in casa senza la possibilità di esprimere visibilmente i segni che dicono non solo la nostra fede, ma anche la presenza di Dio al nostro fianco, mi vengono due pensieri.
Il primo è: dobbiamo fare tutti i segni possibili.
E semmai, dare valore a quelli dimenticati: la preghiera prima del pasto, il segno della croce al mattino e alla sera, il segno della pace una volta ogni tanto, ringraziando il Signore se c’è qualcuno al nostro fianco, a cui possiamo dare la mano. Possiamo anche benedire, se siamo accanto a chi soffre o chi è in pericolo.

Il secondo: i sacramenti, segni efficaci e concreti della grazia, sono in questo momento impraticabili; questo però non vuol dire che Dio sia irraggiungibile!
Il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, ha rivolto ai suoi fedeli una esortazione pastorale, in cui parla di un modo di praticare in anticipo il sacramento della confessione, anche senza la presenza del sacerdote (per il testo completo, visita il nostro sito: www.gan.mi.it).
Perchè se è vero che i segni sostengono la nostra fede, anche in un tempo di deserto e dolore come quello di oggi, noi, con gli occhi della fede, possiamo rievocarli e possiamo viverli.

Vostro don Alessandro