Preti non si nasce…

Al termine della celebrazione Eucaristica di sabato mattina 27 giugno, presieduta in Duomo dal nostro Arcivescovo Mario Delpini, i diaconi hanno ricevuto la loro prima destinazione pastorale che caratterizzerà i loro primi anni da preti. Con loro, il nostro Simone Trinchieri, che è stato destinato alla parrocchia di S.Giuseppe in Sesto San Giovanni.
Distanza dal GaN: 4,1 km su strada.
2,4 km in linea d’aria. Che bello!
Una parrocchia popolare, con un oratorio e una realtà di famiglie molto stimolante, in un quartiere non troppo diverso dal nostro, ovvero interessante e pieno di sfide.

Preti non si nasce: preti si diventa! Quando?
Non solo negli anni della formazione, ovvero di quelli del Seminario! Mi riferisco all’importanza della prima parrocchia a cui un sacerdote viene destinato: a quei primi anni che ti scolpiscono, dando forma al tuo modo di essere, di vivere il ministero, di celebrare la Messa, di trattare le persone e di vivere in mezzo ai confratelli!
Se penso alla mia prima parrocchia, ovvero a San Giovanni Battista alla Bicocca, non posso non riconoscere che è lì che il mio modo di essere prete ha avuto il suo imprinting.
Chi è stato protagonista di tutto questo?
La comunità! E il suo pastore ovviamente.
Il mio primo parroco don Giuseppe, il primo Oratorio, gli educatori, gli adulti, i ragazzi, gli anziani! A fronte di un’idea un po’ clericale del pastore che scolpisce la comunità come fosse forgiata dalle sue mani, direi che è la relazione biunivoca di comunità e pastori a formare l’una e gli altri.
Anche il nostro don Simone dunque, da un lato porterà a Sesto le sue caratteristiche, il suo stile, la sua spiritualità e anche un po’ del GaN; d’altra parte però diventerà prete proprio dove comincerà ad esserlo!
Ti chiediamo dunque, Signore, di custodire il nostro Simone e tutti i diaconi: aiuta le loro comunità a recepire e riconoscere il dono che ricevono, assumendosi con responsabilità il compito di camminare insieme verso di te.

E buon cammino don Simone!
don Alessandro

Vola solo chi osa farlo

La Gabbianelle e il gatto che le insegnò a volare – Luis Sepùlveda

“Vola solo chi osa farlo”; a tracciarle sul foglio, queste poche parole, è Luis Sepùlveda, scrittore e giornalista cileno, scomparso proprio qualche settimana fa, vittima del Covid19.
La storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è una parabola che parla della pedagogia e dell’arte dell’educazione.
Giusto l’altro ieri, un’amica mi ha ricordato una delle più belle definizioni di “educazione”, dettata dal pensiero di un noto padre spirituale dei nostri tempi: “educare è introdurre alla realtà”.
Pensavo che proprio in questi giorni, stiamo sperimentando tutti, quasi muovendoci a tentoni, questa graduale riappropriazione della vita vera, quotidiana, reale. Sembrerebbe un autentico cammino di rieducazione, simile a quelli necessari a recuperare un trauma, dopo un incidente che ha coinvolto la propria persona e magari compromesso le funzionalità di un arto.
Si tratta di una rieducazione dunque, ovvero di una reintroduzione alla realtà totale, laddove qualcosa ci è stato tolto, financo la libertà di uscire, di incontrarci, di vivere il contatto e la prossimità tra persone.

Proprio adesso dunque, tale cammino assume le caratteristiche di uno spiccare il volo: attività che non può essere improvvisata, ma nemmeno procrastinata sine die.
Come la gabbianella ci insegna, il volo va preparato da un’attenzione amorosa. Infatti vola solo chi osa farlo, ma tale “osare” non può essere dettato dalla temerarietà di un azzardo, nè essere impedito dalla tirannia della paura.
La gabbianella Fortunata, che pure aveva perso la sua mamma Kengah, rimasta invischiata nel petrolio (toh guarda un po’, ci pensa Putin a riattualizzare il problema), ha avuto la fortuna di trovare un gatto di nome Zorba ad adottarla, per renderla capace di osare il grande volo.

Pensavo ai nostri bambini, che hanno quasi tutti la fortuna di avere a fianco i propri genitori, o almeno uno di essi!
Forse in questo tempo, più che lamentarci di quel che non si può ancora fare, o delle responsabilità legate a ciò che si sarebbe potuto fare, siamo chiamati a ricucire con pazienza la trama della fiducia, insegnando con saggezza ai nostri figli, cosa possono osare e cosa invece devono rimandare, per quali valori osare, e per quali inezie attendere.

In tal modo forse, avremo una città e una nazione più preoccupata di educare che non di litigare, e uscendo dalla infinita giostra delle polemiche tra l’irresponsabilità di chi irride le regole e la pavidità di chi non si muoverebbe mai, anche nelle nostre case potrà farsi strada il discernimento, per ricostruire, passo dopo passo, la realtà totale, insieme alle pietre angolari che la costituiscono.

don Alessandro

Un vestito per l’occasione

Domenica scorsa, dopo 12 settimane di astinenza, siamo tornati a celebrare comunitariamente la Messa della Domenica. Proprio il sabato della vigilia, il nostro “giardiniere-per-passione” Domenico mi diceva:
“Preparati perchè domani, succederà qualcosa di straordinario, ma attenzione… durerà solo ventiquattro ore!”.
Alludeva ai cactus del nostro cortile, che sarebbero fioriti per la durata di un giorno soltanto.
“Come fai a sapere che fioriranno proprio domani?”
“E’ un po’ che li curo!”, mi disse.
La mattina seguente, aprendo la chiesa, andai subito a controllare: la profezia era veritiera, e gli splendidi fiori dei nostri esemplari di Echinopsis, apparivano in tutta la loro bellezza.
Soltanto un giorno, ma a lungo preparato, nel segreto dei meccanismi della terra, del sole e dell’acqua. E qualcuno vegliava su di essi, prevedendone la manifestazione e pazientando nell’attesa…
Due pensieri mi hanno attraversato.

  1. In tempi di previsioni sballate e di dati incerti, mentre emerge tutta la nostra ignoranza verso ciò che affrontiamo per la prima volta, la saggezza della pazienza e della cura sono ancora capaci di darci la buona misura del vivere: non siamo del tutto persi, nè nel tutto ignoranti, a patto di leggere, custodire e preparare i nostri giorni.
  2. Dopo tanto tempo di silenzio, i nostri cactus hanno scelto proprio il giorno in cui avremmo ricominciato le Messe domenicali per farsi vedere in tutta la loro bellezza!
    Mi sono detto: chissà se almeno una delle nostre ragazze avrebbe scelto questo giorno per mostrarsi nel suo vestito più bello!
    Mi sono pure chiesto: chissà se anche noi stiamo scegliendo il Signore, e preparando qualcosa da far sbocciare per amore del suo Vangelo, consapevoli che la cosa più importante da riportare alla luce è la pienezza della nostra relazione con Dio e e con il prossimo.

don Alessandro

Ingegneria gestionale e carità dei fedeli

La domanda più trendy di questi giorni: “Allora? Pronto per la riapertura?”
Rispondo – per quel che la mascherina mi consente – con la mimica facciale, cercando di trasmettere al contempo rassicurazione, umiltà e speranza. Se dovessi usare le emoji dovrei inventarne una impossibile, che avrebbe – da sola –
il compito di esprimere una frase del tipo: “Sì dai, ce la stiamo mettendo tutta e siamo a buon punto, per cui non sono così preoccupato, ma speriamo che tutto vada bene!”.
La cosa buffa, ma che d’altro canto fa anche un po’ pensare, è questa: la Chiesa si è trovata in questo periodo a dover affrontare una vera e propria opera di ingegneria gestionale, nel tentativo di destreggiarsi tra le norme Covid-19 e le forze a disposizione.
Da un lato infatti ci sono i protocolli trasmessi dall’alto, e dall’altro ci sono le comunità, con le loro strutture, piccole o grandi, e la loro caratterizzazione pastorale: quanta gente viene in Chiesa? Quanta ce ne sta in una volta, con il distanziamento sociale? Quale soluzione è la più praticabile?
Quel che ne è uscito dalla riflessione del consiglio pastorale e dalla commissione di lavoro è una soluzione che forse hanno adottato in poche parrocchie, ma che per noi è sembrata la più adatta: prenotazione delle Messe nel giovedì e venerdì precedente alla domenica, via sito oppure via telefono, chiamando la segreteria dalle 10 alle 12 dei giorni stabiliti.
Disponibilità di laici per igienizzare e predisporre le Messe, nonchè per svolgere le normali mansioni che la celebrazione richiede: oraganizzazione dei canti, dei lettori, della distribuzione della comunione.
Infine, abbiamo deciso di trasmettere al nostra Messa delle 10 in streaming.
Sono molto contento di aver trovato tanta disponibilità di persone e di intelligenze, ma faccio due osservazioni per tutti noi:

  1. Per quanto fine e ingegnerizzata, ogni soluzione ha dei pro e dei contro, dei vantaggi e dei limiti! Trovarsi di fronte a un sito che dice “posti disponibili esauriti” non è facile, ma è successo proprio mentre vi scrivo queste righe.
  2. E’ dunque necessario armarsi di pazienza quando ci troveremo di fronte a qualcosa che non va secondo le aspettative. In particolare consideriamo due cose:
    a) Se non si riuscisse a partecipare alla Messa domenicale per esaurimento posti, è possibile “soddisfare il precetto” andando a Messa in un qualsiasi giorno della settimana.
    b) Chi per precauzione decide di stare a casa, può seguire la Messa delle 10 in streaming o la Messa del papa o della Diocesi in TV.
    Ci siamo sforzati di fare del nostro meglio dunque, ma andiamo per tentativi, e potremmo affinare le nostre scelte, strada facendo. Ai laici tuttavia, resta il compito di essere pazienti e caritatevoli, essendo grati nei confronti di chi si è messo al lavoro per la comunità.

vostro don Alessandro

Lunedì 18 maggio… riprende la Messa!

La scorsa settimana abbiamo parlato dello spirito che deve animare questo ritorno alla comunità: siamo chiamati ad esprimere qualcosa di nuovo, sia personalmente, sia come Chiesa che torna a radunarsi nella celebrazione della Messa.
Adesso però, alla vigilia di questo ritorno, provo a condividere con voi altre considerazioni, che riguardano quel che stiamo per affrontare a livello psicologico e tecnico.
A livello psicologico, ci troviamo certamente di fronte a un ritorno che non è ancora il tanto agognato desiderio di “normalità”.
Purtroppo no, carissimi, e non è difficile capire perchè: siamo ancora sotto la pressione di una situazione di emergenza nella quale sentiamo pressochè unanime il monito a “non abbassate la guardia!”.
L’apertura della prossima settimana è dunque anch’essa precaria, e non è per nulla escluso che non si debba tornare ad un lockdown, qualora la curva dei contagi dovesse subire un’altra impennata.
Dal punto di vista della nostra vita di comunità inoltre, la distanza sociale non è certo la normalità! Se andare a fare la spesa o mettersi in coda alle poste non cambia radicalmente l’approccio a questi momenti, tornando a Messa in questa situazione, sentiremo immediatamente che “non è la Messa di sempre”, e che ciò a cui eravamo tanto affezionati, è per ora ancora relegato al futuro.
E vengo ora a condividere anche le considerazioni che riguardano l’organizzazione di tutto questo!
Come ben sapete ci è stato permesso solo adesso di celebrare le sante Messe. Da parte mia dico “menomale!”, e lo dico a ragion veduta: dal punto di vista tecnico infatti, ci siamo trovati di fronte ad un compito enorme, e come leggerete su questo foglietto e sul sito, abbiamo dovuto pensare a decine di piccole e grandi attenzioni per rendere possibile a livello tecnico la celebrazione comune!
Devo ringraziare molto i parrocchiani che si sono messi a disposizione per fare questo sforzo, e devo dire che proprio grazie a loro potremo fare questo piccolo ma decisivo passo di comunità.
Tuttavia, chiedo a tutti voi di essere riconoscenti come lo sono io, e disposti ad accettare tutte le limitazioni e i sacrifici che dovremo fare in questo presente, con buon cuore e spirito evangelico!
Che l’amore e la pazienza di Cristo ci guidino, e i disagi del tempo presente non ci abbattano, ma chi ne ha il desiderio possa tornare a condividere l’Eucaristia, mettendoci tutto il cuore.

don Alessandro

Il ritorno

Il “ritorno” lo abbiamo visto in tanti film.
I vari Batman e Superman, i vari paladini della giustizia, immancabili eroi destinati ad essere protagonisti della prossima avventura, (perchè quelle vissute non bastano mai), ci hanno regalato tanti ritorni.
Adesso ci prepariamo anche noi ad un ritorno, ma è qualcosa di mai visto prima.
Perchè non siamo semplicemente stati in vacanza, o all’estero per lavoro, o in Erasmus per studiare: questo è un ritorno di tutti, il ritorno di una comunità intera che mai prima d’ora aveva smesso di radunarsi!
Mi viene in mente il celebre ritorno di Israele che rientra da Babilonia per celebrare in Gerusalemme e riscoprirsi comunità:

“Quando il Signore ricondusse
i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”

(Sal 152)

Ecco, in questi giorni si è parlato molto della riapertura, quasi misurandone l’aspettativa e il desiderio.
C’è stato certamente un popolo che ha sentito la mancanza dei sacramenti, il desiderio di tornare a celebrare insieme, ma quel che mi sembra importante da comunicarvi carissimi amici, è che non si tratta di una semplice ripresa delle nostre abitudini, ma del tornare ad esprimere la pienezza della nostra comunione tra noi davanti al Signore.

Quando Batman e Superman tornano ad essere protagonisti della prossima avventura, hanno sempre qualcosa da dire, qualche nuova sfida da affrontare, qualche ennesima peripezia che li vedrà protagonisti!
Se così non fosse, avremmo la sensazione che il nuovo episodio fosse stato scritto per niente, magari rovinando il bel ricordo di film più belli.
Anche la nostra comunità, che da lunedì 18 maggio tornerà a celebrare insieme l’Eucaristia, e che si radunerà in festa domenica 24 maggio per celebrare il giorno dedicato alla risurrezione di Cristo, è chimata ad esprimere qualcosa di nuovo.

Prepariamo questo inizio coltivandone l’attesa, chiedendo al Signore di svelarci quali nuove strade dobbiamo percorrere, perchè certamente tutto quello attaverso cui siamo passati ci ha segnati profondamente, e a partire da lì, lo Spirito farà nascere nuove chiamate, verso nuovi orizzonti.

Vostro don Alessandro

Le priorità del prossimo futuro

Carissimi parrocchiani…
“Attendiamo ancora, ma non con le mani in mano”: era questo il motto con cui la scorsa settimana ho concluso il mio intervento sul “foglietto”.
Ci siamo dunque radunati come Consiglio Pastorale, e abbiamo fatto una riflessione sulla situazione presente, provando a leggere quel che sta accadendo e a pensare qualche linea-guida per il prossimo futuro.

Avrete certo avuto modo di leggere e sentire gli interventi di questi giorni, che hanno visto protagonisti da un lato i vertici della Chiesa italiana, e dall’altro il governo: raccogliamo dunque l’invito del papa a “obbedire” e il desiderio dei vescovi di “camminare”.
Tutte e due le voci dunque, optando per non leggere la diversità degli interventi nella chiave della dissonanza, ma in quella della complementarietà: da un lato i vescovi hanno alzato la voce per dire che c’è un popolo che attende e che freme per tornare a radunarsi, mentre dall’altro il papa ha sottolineato che questo popolo non intende mettersi in opposizione alle leggi dello stato, ma resta nella correttezza e nell’obbedienza.
Credo che questi due interventi, non siano stati fatti per alimentare le divisioni, ma per correggere il tiro, laddove spesso, per la complessità e la serietà della vita, la giusta direzione è il frutto di una dialettica, e cioè di una conversazione aperta.
Del resto, non è così anche con Dio?
Noi abbiamo bisogno di più occasioni, e fortunatamente il Signore è il primo che non smette di offrircele, come con Pietro, al quale tre volte chiese “mi ami?”.

In questo momento dunque, il Consiglio Pastorale si è espresso sulle priorità: quando le autorità ci permetteranno di tornare a radunarci, cominceremo dalla celebrazione della Messa e delle confessioni, riproponendo anche l’Adorazione Eucaristica.
Questo sarà il primo passo, probabilmente per tutto il tempo dell’estate, che rappresenta ancora un grande punto di domanda per tutta la società civile.
Nel frattempo, una commissione tecnica, in ascolto con le proposte e le idee che ci vengono dalla Chiesa, studierà come e con quali attenzioni ci prepariamo a far ripartire tutto questo, con particolare attenzione alla celebrazione delle Messe.
E le proposte di animazione, di oratorio, di fraternità? Al momento non ci sono possibilità concrete in vista, ma ci stiamo interrogando, e preghiamo il Signore che ci doni la grazia di uscire dal tunnel e vivere in serenità il più presto possibile.


Vostro don Alessandro

La mitica fase 2: e le parrocchie?

Carissimi parrocchiani…
Non si parla d’altro: la mitica e così evanescente “fase 2”!
Sembra uno di quei film in cui c’è un nome che si ripete sempre, ma non si capisce mai.
E non è polemica credetemi: è che effettivamente non sappiamo bene con cosa abbiamo a che fare, e per questo ciascuna nazione sta cercando a modo suo
di cavarci un ragno dal buco e uscire da questo tunnel, in cui questa situazione sorprendente ci ha condotto.
Ma all’interno delle scelte della nostra nazione e della nostra regione, quali tappe seguirà la ripresa della vita normale delle parrocchie? Facciamo un po’ di storia.
All’inizio della crisi, anche noi, come tutti, abbiamo sospeso tutto ciò che poteva costituire assembramento: no celebrazioni, no riunioni, no momenti “comunitari”, ovvero il cuore della nostra attività.
E’ stato un processo di fronte al quale eravamo increduli, ma chi si è ostinato a trovare escamotages per fare “la sporca” come si suol dire, e continuare con le proprie attività, si è dovuto presto arrendere, per constatare che la crisi attuale era più grande di quanto prospettavano gli scenari più bui.
Le chiese però non hanno chiuso!
E questa scelta, lasciata alla discrezione di ogni diocesi, ma auspicata dal papa, è stata di fondamentale importanza qui a Milano e in Lombardia, ovvero nel cuore del contagio.
La Chiesa non chiude, e cioè, simbolicamente, resta aperta, per dire che quel canale ostruito, che mette in contatto i fedeli con la casa del Signore non è bloccato, e le fibre di quel filo rosso tengono e terranno sempre.
Adesso però, mentre si parla di una cauta ripresa generale, la voglia di tornare a radunarci cresce, e la consapevolezza che è tempo di celebrare nuovamente l’Eucaristia e i sacramenti ci domanda di pensare bene a come e quando questo potrà avvenire.
Il nostro arcivescovo ha chiesto ai sacerdoti e dunque alle comunità parrocchiali, di far pervenire idee e indicazioni perchè la scelta della Diocesi sia sapiente, e anche noi provvederemo a fare la nostra parte: lunedì sera, in videoconferenza, il Consiglio Pastorale discuterà sulle modalità di una graduale ripresa, e le nostre riflessioni saranno poi inviate alla Diocesi. Sarà da lì, che poi, in accordo con le autorità, nasceranno le linee guide che ciascuna parrocchia seguirà! Attendiamo ancora dunque, ma non con le mani in mano: per pensare, pregare e cercare modi saggi di tornare a radunarci intorno al Signore.
Vostro don Alessandro

GaN senza entrate: COME CONTRIBUIRE?

Viene ogni tanto il momento di dare ai parrocchiani un ragguaglio della situazione a livello economico.

Come è accaduto alla maggior parte delle famiglie, anche la nostra parrocchia sta soffrendo a causa della situazione Covid-19, in particolare a motivo della cessazione di tutte le occasioni per ricevere contributi da parte dei parrocchiani.

Niente più Messe, quasi nessuna possibilità di ritrovarci, e – come se non bastasse – la totale assenza di pranzi e cene comunitarie, hanno determinato il crollo totale di ogni entrata.

Tante volte mi è capitato di parlare con persone che chiedono: “ma il Vaticano non vi aiuta?”. La risposta è ovviamente “no” perchè non esistono legami tra il Vaticano e le parrocchie (che in tutto il mondo come potete immaginare, non sarebbero poche).

Le parrocchie, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non godono di ammortizzatori sociali di alcun genere, e non esistono piani, o riserve in grado di venirci in aiuto in situazioni come queste.

Se dunque, ad esempio, nel mese di ottobre, abbiamo raccolto circa €3400, nei mesi di febbraio e marzo le entrate si sono ridotte a poche centinaia di euro, che non sono neanche lontanamente significative, per sostenere le utenze che la parrocchia continua ad avere, ma anche per quel lento ma necessario lavoro di raccolta, nel quale recuperare il nostro debito di novantamila euro, accumulato nel corso di questi ultimi anni, per via della realizzazione del centro sportivo del GaN, e di altre opere straordinarie.

Come contribuire?

Vorrei anzitutto scoraggiare le offerte in chiesa: proprio l’altro ieri ci hanno scassinato due cassette di sicurezza (quelle presso i tavolini all’ingresso), ma le cassette vanno bene giusto per i pochi spiccioli per le candele o le riviste.

Ciò che sarebbe utile in questo periodo, è che ogni famiglia che si sente parte di questa comunità e che ne ha la possibilità, data la difficile situazione presente, potesse fare una donazione mensile attraverso il bonifico su conto corrente della parrocchia, oppure attraverso una donazione con Paypal.

Cliccando qui potete visitare la pagina di questo sito, con tutti i riferimenti utili.

Come parroco sono a conoscenza della fatica che stiamo vivendo tutti, dal punto di vista economico, e per questo vi chiedo di discernere, e di dare secondo le vostre attuali possibilità.
Grazie di cuore!

Vostro don Alessandro

Gesù è risorto: buona Pasqua!

Non pensavamo che fosse così necessaria la Risurrezione per la nostra speranza.
Nel linguaggio comune la speranza si è banalizzata a significare un’aspettativa fondata su previsioni più o meno attendibili, di cui si è, però, sentito parlare da qualche titolo sbirciato sfogliando pagine web: «Speriamo che domani sia bel tempo; speriamo che piova al momento giusto e che la vendemmia sia abbondante; speriamo di vincere il concorso e chiudere il contratto…».
Anzi, di speranza è meglio che parlino i poveracci. Le persone serie elaborano progetti, confrontano risorse, mettono in bilancio anche la voce imprevisti, perché è ragionevole aver tutto sotto controllo. Si danno da fare, non si aspettano niente da nessuno, sono convinte che se vuoi qualche cosa devi conquistartelo. Anche le persone serie dicono talvolta «Speriamo» e incrociano le dita: è più una scaramanzia che una speranza.
Ma quando irrompe il nemico che blocca tutto, che paralizza la città, che entra in casa con quella febbre che non vuol passare, allora le certezze vacillano, e il verdetto del termometro diventa più importante dell’indice della Borsa.La percezione del pericolo estremo costringe a una visione diversa delle cose e a una verifica più drammatica di quello che possiamo sperare. Nella vita cristiana rassicurata dalla buona salute, da un certo benessere, dalla “solita storia” i temi più importanti sono le raccomandazioni di opere buone, di buoni sentimenti, di fedeltà agli impegni, di pensieri ortodossi.
Ma quando si intuisce che qualcuno in casa deve affrontare il pericolo estremo, allora l’unica roccia alla quale appoggiarsi può essere solo chi ha vinto la morte.

l’arcivescovo + Mario Delpini

Con queste parole, il nostro arcivescovo Mario Delpini augura a tutti noi una buona Pasqua: ve le propongo anche io, come vostro parroco, in un giorno di Pasqua fuori dal comune.
Certo! non è la Pasqua che avevo immaginato…
Sognavo di essere partecipe di un momento da condividere, in mezzo alle famiglie, ai ragazzi, agli anziani, a tutti voi insomma!
Le parole del nostro arciverscovo però mi riempiono il cuore di commozione.
Mi dico e vi dico, che anche se questa non è la Pasqua che siamo abituati a vivere, questa Pasqua è l’unica cosa che nulla può impoverire, che nulla può rovinare, perchè in essa celebriamo la vittoria di Gesù sulla morte.
La Pasqua non si celebra perchè le cose vanno bene, o perchè lo spumante è alle temperatura giusta, o perchè in famiglia si respira un’aria di festa! Semmai è vero il contrario: e cioè che se le cose non sono come ci aspettavamo, grazie al cielo oggi è Pasqua.
Ecco, forse è questa l’unica cosa, di cui possiamo a ragione ringraziare il cielo: che il Signore è veramente risorto, e che ha vinto per sempre la morte.
Allora le nostre povere e fragili esistenze, riceveranno una luce nuova, le nostre speranze, un nuovo respiro. Buona Pasqua a tutti.
Alleluia!


Vostro don Alessandro